
Le parole emigrato e immigrato designano la stessa persona, osservata da due punti geografici opposti. Tutta la distinzione sta nel prefisso: “é-” rimanda a “fuori da”, “im-” rimanda a “verso l’interno”. Comprendere questa meccanica linguistica permette di utilizzare ogni termine con precisione, che si tratti di un testo amministrativo, di un articolo di stampa o di una conversazione comune.
Prefissi latini e senso del movimento migratorio
La radice comune ai due termini è il verbo latino migrare, che significa “spostarsi”. È il prefisso che orienta lo sguardo.
Il prefisso “é-” (variante di “ex-“) indica un movimento verso l’esterno. Un emigrato lascia il proprio paese d’origine per stabilirsi altrove. Il punto di vista adottato è quello del paese di partenza.
Il prefisso “im-” (variante di “in-“) indica un movimento verso l’interno. Un immigrato entra in un nuovo paese per risiedervi. Il punto di vista adottato è quello del paese ospitante.
Prendiamo un esempio concreto. Una persona nata in Senegal che si stabilisce in Francia è un’emigrata vista dal Senegal, e un’immigrata vista dalla Francia. I due termini descrivono la stessa realtà migratoria, ma da rive opposte. Approfondendo la differenza tra emigrato e immigrato, si constata che questa logica di punto di vista si ritrova anche nei verbi (emigrare/immigrare) e nei nomi d’azione (emigrazione/immigrazione).
Le stesse distinzioni si applicano alle forme derivate :
- Emigrante/immigrante: la persona in fase di spostamento, a seconda che la si osservi partire o arrivare
- Emigrazione/immigrazione: il fenomeno collettivo, visto dal paese lasciato o dal paese raggiunto
- Emigrare/immigrare: l’azione di partire o quella di stabilirsi, sempre secondo il punto di osservazione

Definizione statistica dell’immigrato in Francia: un senso più restrittivo
Nel linguaggio comune, “immigrato” designa qualsiasi persona venuta a vivere in un altro paese. Le statistiche francesi utilizzano una definizione più ristretta.
L’Insee definisce l’immigrato come una persona nata straniera all’estero e residente in Francia. Questa qualità è permanente: anche dopo l’acquisizione della nazionalità francese, la persona continua a essere conteggiata come immigrata nei dati pubblici.
Questa definizione esclude due profili che sembrano però corrispondere al senso comune della parola :
- Le persone nate all’estero ma di nazionalità francese alla nascita (figli di diplomatici, espatriati francesi nati fuori dal territorio)
- Le persone nate in Francia di nazionalità straniera, a volte chiamate “figli di immigrati” ma che non sono esse stesse immigrate nel senso statistico
Questa distinzione tra senso linguistico e senso statistico crea regolarmente malintesi nel dibattito pubblico. Un articolo di stampa che parla di “immigrati” non si rivolge sempre alla stessa popolazione di un rapporto dell’Insee.
Emigrato: un termine poco utilizzato nelle statistiche francesi
Se la parola “immigrato” è onnipresente nei rapporti ufficiali francesi, il suo corrispondente “emigrato” appare raramente. Le pubblicazioni istituzionali preferiscono termini come “partenze”, “ritorni” o “allontanamenti”.
Questa asimmetria riflette un pregiudizio di prospettiva. Un paese produce statistiche su coloro che arrivano, non su coloro che partono. Contare le entrate nel territorio è meccanicamente più semplice che seguire le uscite, poiché le persone che lasciano un paese non hanno alcun obbligo sistematico di segnalarlo.
Il risultato concreto: la Francia dispone di dati dettagliati sulla sua popolazione immigrata (paese di nascita, nazionalità d’origine, anno di arrivo), ma le informazioni sui francesi partiti a vivere all’estero rimangono parziali. L’iscrizione al registro consolare, ad esempio, è volontaria.
Migrante, rifugiato, espatriato: termini simili ma distinti
La confusione tra emigrato e immigrato si estende spesso ad altre parole del campo lessicale delle migrazioni. Ognuno porta un significato preciso.
Il termine migrante è il più neutro. Indica qualsiasi persona in movimento da un paese a un altro, senza specificare la direzione, la durata o il motivo. È un termine generico che non dice nulla sullo stato giuridico.
La parola rifugiato ha una portata giuridica. Indica una persona che ha ottenuto una protezione internazionale perché fugge da persecuzioni o da un conflitto. Questo status è concesso da uno Stato o da un’organizzazione internazionale, secondo criteri definiti dal diritto.
Il termine espatriato, invece, rimanda più spesso a una persona stabilita all’estero per motivi professionali, senza connotazione di costrizione. Di fatto, un espatriato è sia un emigrato (dal punto di vista del suo paese d’origine) che un immigrato (dal punto di vista del paese ospitante), ma la parola porta un carico sociale diverso.
Straniero e immigrato non sono sinonimi
In diritto francese, uno straniero è una persona che non possiede la nazionalità francese. Un immigrato, nel senso dell’Insee, è nato straniero all’estero. Un immigrato naturalizzato non è più straniero, ma rimane immigrato nelle statistiche. Al contrario, una persona nata in Francia da genitori stranieri è straniera ma non immigrata.

Utilizzare la parola giusta a seconda del contesto
La regola pratica si riassume in una frase: la scelta tra emigrato e immigrato dipende dal paese da cui si osserva il movimento.
Se descrivete la partenza di una persona, parlate di un emigrato. Se descrivete il suo arrivo e il suo insediamento, parlate di un immigrato. In un testo che menziona entrambi i paesi, i due termini possono coesistere per la stessa persona.
In ortografia, l’unica difficoltà risiede nel prefisso. Il doppio “m” di immigrato (im + migrato) è un errore frequente da tenere d’occhio, così come l’oblio dell’accento sulla “é” iniziale di emigrato. Le forme verbali seguono la stessa logica: si emigra da, si immigra in o verso.
La distinzione linguistica rimane stabile da secoli. Ciò che evolve è il peso amministrativo e politico di ciascun termine. Tenere a mente la meccanica del prefisso è sufficiente per non confonderli più.